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Blocco nello studio

Problematiche trattate

  BLOCCO NEGLI STUDI
  Aver studiato con impegno e volontà fino a quando ad un certo punto, per motivi sconosciuti, non si riesce ad andare avanti, non si riesce a trovare la concentrazione, siamo sempre più tesi perché non rispettiamo la tabella di marcia del nostro programma di studi; ansia e nervosismo non aiutano di certo la concentrazione, minata anche dal senso di colpa che ci assale per paura di deludere sé, la famiglia o chi ci è vicino.
  Si possono descrivere le tipologie di studenti che sono a rischio di vivere un blocco negli studi.
 Lo studente “incatenato” vive uno stato di immobilismo con incapacità anche solo di leggere o comprendere, le risorse cognitive e motivazionali sembrano completamente soggiogate, vorrebbe studiare, ma appena ci prova si blocca o divaga mentalmente su altro: questo è il risultato di un esasperato controllo emozionale delle proprie facoltà mentali in risposta al senso di obbligo che prevale.
   Quando gli sforzi di costruirsi una regola di ferreo autocontrollo impossibile da rispettare, diventano opprimenti, lo studente attua una ribellione, un rifiuto, annullando ogni motivazione personale, apparendo agli occhi degli altri svogliato, disinteressato, poco capace.                                        
   Lo studente “perfezionista” dedica eccessiva meticolosità, impeccabilità, controllo e impegno esasperati allo studio orale o nella compilazione di tesine, articolo, tesi (blocco della scrittura), più che dal piacere della conoscenza, è motivato dalla paura di commettere errori, di non mostrarsi all’altezza delle richieste degli altri, di non corrispondere ad un proprio eccellente ideale interiore, di non essere considerato “bravo ragazzo” prima ancora di “bravo studente”; inoltre, esiti frequenti dell’eccesso di pressioni perfezionistiche riguardante lo studio comportano un annullamento delle attività ludiche e sportive, lo sviluppo di crisi di pianto, di panico, di rabbia, di disturbi fisici, di comportamenti ossessivi compulsivi.
   Lo studente “terrorizzato” è spaventato dalla esposizione sociale dell’apprendimento, e non dalla attività dello studio in sé, è il panico da interrogazione, da esame, da compito in classe, da domande del professore in classe, anche il semplice anticipare mentalmente una di queste situazioni porta agli effetti terrorizzanti del viverla; l’intensità della paura varia secondo i contesti e le situazioni e si manifesta con paralisi e fuga, disturbi fisici, confusione e dissociazione mentale (cioè, un vuoto mentale cognitivo focalizzato sul programma di studio) durante l’interrogazione o l’esame.
   Lo studente “presunto incapace” ha costruito la percezione di essere incapace o inadatto per lo studio (e quindi inferiore agli altri coetanei) a seguito di esperienze scolastiche fallimentari protratte nel tempo, nonostante i suoi tentativi di reagire alle difficoltò; questo profondo senso di inadeguatezza può essere accompagnato da sensi di colpa verso genitori e insegnanti per il loro impegno ad aiutarlo, sentimenti di rabbia verso di sé, verso gli altri, verso la società, l’abbandono degli studi avviene come atto finale.
   Lo studente “chimera” sperimenta una compresenza di più tipologie sopradescritte che si influenzano a vicenda oppure attribuisce il disagio a problemi relazionali o esistenziali e non ai problemi di studio esistenti; questa situazione crea ancor più confusione nello studente, che sente di non riuscire ad identificare la causa dei suoi problemi.
             
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